Implantologia avanzata: quando la riabilitazione non può essere progettata con uno schema uguale per tutti

Se sei arrivato qui perché ti hanno detto che hai poco osso, pochissimo osso o addirittura “non hai più osso”, probabilmente stai cercando una risposta molto semplice:

“Posso ancora avere denti fissi, belli, completi e funzionali?”

La risposta non può essere data guardando soltanto il numero degli impianti o scegliendo una tecnica preconfezionata.

Deve partire dalla tua anatomia reale.

Perché un paziente non è un All-on-4.

Non è un All-on-6.

Non è un numero di millimetri di osso.

È una persona con una determinata anatomia, una determinata perdita ossea, determinate strutture residue, una determinata funzione masticatoria e un determinato risultato che vuole ottenere.

Ed è proprio da qui che nasce il concetto di implantologia avanzata.

Cosa significa realmente implantologia avanzata?

Implantologia avanzata non significa semplicemente utilizzare impianti più lunghi, più corti o più complessi.

Significa smettere di progettare il paziente sulla tecnica e iniziare a progettare la tecnica sul paziente.

Nell’implantologia convenzionale il punto di partenza è spesso l’osso alveolare residuo.

Ma nei pazienti gravemente atrofici questo può diventare il principale limite della progettazione.

L’osso alveolare può essersi riassorbito profondamente dopo la perdita dei denti.

A quel punto il paziente può sentirsi dire:

“Non hai abbastanza osso.”

Ma questa frase deve essere approfondita.

Quanto osso manca?

Dove manca?

Quale osso è rimasto?

Quali strutture anatomiche possono essere utilizzate?

Dove può essere trasferito il carico?

Come possiamo ottenere una riabilitazione completa?

Queste sono le domande dell’implantologia avanzata.


Dall’osso alveolare all’intera anatomia

Quando si parla di atrofia, è fondamentale distinguere l’osso alveolare dalle strutture ossee profonde e basali.

L’osso alveolare è quello direttamente legato al sostegno dei denti e può andare incontro a un importante riassorbimento dopo la perdita dentale.

Ma il mascellare non è costituito soltanto da quello.

Esistono strutture ossee profonde, corticali e pilastri anatomici che possono rimanere disponibili anche in presenza di una grave atrofia alveolare.

Ecco perché un paziente può essere definito:

“gravemente atrofico”

senza che questo significhi automaticamente:

“non può essere riabilitato con impianti.”

La vera diagnosi deve quindi guardare oltre il semplice spessore o l’altezza dell’osso alveolare.

Deve studiare l’intera architettura anatomica.


Implantologia convenzionale e implantologia avanzata: non sono la stessa cosa

Questo è uno dei punti più importanti per il paziente.

Implantologia convenzionale

Le tecniche come All-on-4 e All-on-6 possono rappresentare soluzioni valide in determinate condizioni anatomiche.

Ma quando l’osso alveolare disponibile non è sufficiente, la progettazione può richiedere procedure aggiuntive di ricostruzione ossea o strategie differenti.

Il problema nasce quando si cerca di utilizzare sempre la stessa logica anche davanti a un’atrofia estrema.

Implantologia avanzata

L’approccio avanzato parte invece dalla domanda:

“Quali strutture anatomiche profonde posso utilizzare per ottenere un ancoraggio stabile?”

Qui entrano in gioco l’implantologia basale, gli impianti strategici, gli impianti pterigoidei e altre configurazioni progettate per sfruttare strutture anatomiche differenti dall’osso alveolare gravemente riassorbito.

Non significa che esista una tecnica universale.

Significa esattamente il contrario:

la tecnica deve essere costruita sul paziente.


La Bilateral Sinus Solution™: un esempio concreto di implantologia avanzata

Nel mascellare superiore gravemente atrofico esiste una difficoltà particolare:

il seno mascellare occupa gran parte delle regioni posteriori.

Se l’osso alveolare sotto il seno è molto ridotto, una delle strade tradizionali può essere quella di aumentare chirurgicamente il volume osseo attraverso un rialzo del seno.

La Bilateral Sinus Solution™ (BSS) nasce da una logica differente.

Invece di entrare nel seno o aumentare necessariamente il volume osseo sottostante, il protocollo utilizza strutture ossee profonde e basali, creando un’architettura implantare che bypassa il seno mascellare.

Il concetto è quello del cerchiaggio del seno.

Gli impianti vengono distribuiti intorno al seno mascellare, sfruttando pilastri anatomici profondi e corticali.

Il paziente non deve quindi pensare:

“Ho poco osso sotto il seno, quindi non posso avere i molari.”

La domanda diventa:

“Possiamo ancorare gli impianti oltre il seno, nelle strutture anatomiche profonde disponibili?”

È questa la logica che ha portato allo sviluppo della BSS.


Come viene costruita una BSS?

La BSS non è semplicemente:

“metti sei impianti.”

La configurazione viene costruita sulla reale anatomia del paziente.

Nel protocollo descritto nel nostro percorso, i pilastri principali comprendono:

1. I due pilastri posteriori

Nelle regioni 18 e 28 vengono utilizzati impianti pterigoidei lunghi, progettati per attraversare il tuber mascellare e raggiungere le lamine corticali dello sfenoide.

Questi pilastri posteriori hanno una funzione fondamentale:

portare il supporto implantare posteriormente.

Questo permette di non concentrare tutto il carico nella zona anteriore.

E soprattutto permette di progettare una riabilitazione che possa arrivare fino ai molari.


2. I due impianti nelle fosse retrocanine

Nelle zone 15 e 25 vengono utilizzati impianti trasversali nelle fosse retrocanine.

Questi impianti contribuiscono alla stabilizzazione della struttura e alla distribuzione del supporto nella regione medio-anteriore.

La logica non è quella di accumulare impianti davanti.

È quella di creare una struttura tridimensionale equilibrata.


3. La premaxilla viene studiata caso per caso

Davanti non esiste un unico schema valido per tutti.

La premaxilla può presentare condizioni differenti.

Per questo possono essere considerate configurazioni diverse:

  • impianti trasversali;
  • impianti nasali;
  • impianti sub-nasali;
  • impianti spinali;
  • impianti a lama;
  • tecniche di split crest;
  • soluzioni di compattazione dell’osso;
  • altre configurazioni progettate sulla specifica anatomia.

Questo è uno dei principi fondamentali dell’implantologia avanzata:

non esiste un modello unico per ogni paziente.


E nei casi più estremi?

Quando l’atrofia è talmente avanzata da rendere insufficiente anche la struttura anteriore disponibile, la progettazione può richiedere soluzioni ulteriormente avanzate, come configurazioni a griglia e sistemi di supporto progettati specificamente per ricostruire una base implantare.

Anche in questi casi il principio resta lo stesso:

non si guarda soltanto ciò che manca.

Si cerca di capire:

quali strutture possono ancora essere utilizzate e come possono essere collegate biomeccanicamente.


Perché mettere gli impianti anche posteriormente è così importante?

Perché una bocca non mastica soltanto con gli incisivi.

Il paziente vuole:

tagliare davanti, sorridere davanti e masticare dietro.

I molari sono fondamentali per la triturazione degli alimenti e per la distribuzione delle forze masticatorie.

Se tutta la struttura implantare viene concentrata anteriormente, il progetto biomeccanico cambia.

Portare il supporto posteriormente permette invece di creare una distribuzione del carico più ampia.

Per questo nella nostra progettazione i pilastri posteriori non sono un dettaglio.

Sono una parte fondamentale della riabilitazione.


Non vogliamo soltanto “mettere i denti”

Questo è un altro punto fondamentale.

Un paziente può ricevere una protesi fissa e contemporaneamente rimanere insoddisfatto.

Perché?

Perché potrebbe avere:

  • denti troppo corti;
  • una falsa gengiva molto evidente;
  • assenza dei molari;
  • una protesi standardizzata;
  • difficoltà di igiene;
  • una forma dentale che non rispetta il volto;
  • una funzione masticatoria non pienamente recuperata.

Per noi una riabilitazione completa deve invece guardare contemporaneamente:

funzione + biomeccanica + estetica + igiene + stabilità + progettazione protesica.


Zero Gengiva Finta

Uno degli obiettivi più importanti della nostra filosofia riabilitativa è eliminare, quando le condizioni del caso lo permettono, la necessità di nascondere l’atrofia attraverso una grande quantità di gengiva artificiale.

Perché una cosa è realizzare una protesi che maschera un difetto.

Un’altra è progettare una riabilitazione che possa restituire:

denti veri nella loro posizione, molari posteriori e transizione naturale con i tessuti del paziente.

È da questa filosofia che nasce la Circolare d’Autore®.

Una protesi progettata su misura, con:

14 denti per arcata, tutti i molari e Zero Gengiva Finta, quando la situazione clinica permette questo tipo di risultato.


Una riabilitazione su misura non può essere una protesi standard

Ed è qui che implantologia e protesi devono lavorare insieme.

Se la bocca del paziente è diversa da quella di un altro paziente, anche la riabilitazione deve essere diversa.

Non puoi progettare una bocca reale come se fosse un prodotto industriale identico per tutti.

La posizione degli impianti determina la biomeccanica.

La biomeccanica determina la struttura protesica.

La struttura protesica determina la posizione e la forma dei denti.

E la posizione dei denti determina funzione, estetica, fonetica e igiene.

Per questo una riabilitazione veramente personalizzata parte prima dalla diagnosi e poi dalla progettazione.


Il paziente non deve scegliere la tecnica

Questa è forse la cosa più importante che vogliamo dire a chi sta leggendo.

Non devi arrivare dal medico dicendo:

“Voglio una BSS.”

Non devi nemmeno dire:

“Voglio un All-on-4.”

E non devi decidere tu se hai bisogno di innesti, rialzi o impianti zigomatici.

Devi portare la tua situazione clinica e chiedere:

“Qual è la soluzione più adatta alla mia anatomia e al risultato che voglio ottenere?”

È il percorso diagnostico che deve stabilire la progettazione.


E se ti hanno già detto che non hai osso?

È proprio in questo momento che una seconda valutazione può diventare importante.

Perché bisogna distinguere tra:

“non c’è abbastanza osso alveolare per quella determinata tecnica”

e

“non esiste alcuna possibilità di ottenere un ancoraggio implantare.”

Non sono la stessa cosa.

Un paziente può arrivare dopo:

  • anni di dentiera;
  • riassorbimento osseo severo;
  • fallimenti di All-on-4;
  • fallimenti di All-on-6;
  • innesti non riusciti;
  • rialzi del seno;
  • proposte di impianti zigomatici;
  • precedenti riabilitazioni protesiche.

E proprio per questi pazienti è necessario guardare l’anatomia da una prospettiva diversa.


L’implantologia avanzata parte dalla diagnosi

La tecnologia non sostituisce la diagnosi.

La TAC/CBCT permette di studiare tridimensionalmente l’anatomia.

La progettazione permette di individuare le strutture ossee utilizzabili.

La chirurgia realizza il progetto.

La protesi restituisce denti, funzione ed estetica.

Sono fasi diverse dello stesso percorso.

E il punto di partenza resta sempre uno:

il paziente.


Non sei “senza osso”: prima scopriamo quale osso hai perso

Se ti hanno detto:

“Sei gravemente atrofico.”

non fermarti alla diagnosi.

Chiedi di capire:

quale osso è stato perso, quali strutture sono rimaste, dove può essere ottenuto l’ancoraggio e quale riabilitazione può essere progettata.

È questo il modo in cui affrontiamo i casi complessi.

Non partiamo dal numero degli impianti.

Non partiamo dalla protesi.

Non partiamo da una tecnica da vendere.

Partiamo dalla tua anatomia.

E quando il mascellare superiore è gravemente atrofico, la Bilateral Sinus Solution™ (BSS) rappresenta uno dei protocolli attraverso i quali affrontiamo questa situazione, utilizzando l’osso basale e le strutture corticali profonde per creare un supporto implantare anche quando l’osso alveolare è gravemente riassorbito.


Il risultato che il paziente cerca

Alla fine, il paziente non sta cercando una parola tecnica.

Sta cercando di tornare a vivere normalmente.

Vuole:

mangiare.

masticare.

sorridere.

parlare.

avere denti fissi.

avere i molari.

sentirsi di nuovo se stesso.

E se possibile vuole farlo senza passare attraverso una lunga successione di interventi ricostruttivi.

Per questo l’implantologia avanzata non deve essere raccontata come una gara tra tecniche.

Deve essere raccontata come una ricerca della soluzione più adatta al paziente reale.

Vuoi sapere cosa può essere fatto nel tuo caso?

Se hai una panoramica, una TAC/CBCT o una documentazione relativa a precedenti cure, puoi portarla alla valutazione.

Non partire dalla tecnica. Parti dalla tua anatomia.

La prima domanda non è:

“Quale impianto mi mettete?”

È:

“Come possiamo riabilitare la mia bocca sulla base dell’osso che ho realmente?”

Contattaci per raccontarci il tuo caso e organizzare la valutazione.

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