Le strategie avanzate per la mandibola atrofica

Quando la mandibola è gravemente riassorbita, non esiste una sola strada.

È proprio qui che l’implantologia avanzata si differenzia da una progettazione standardizzata: non si decide prima quanti impianti mettere e poi si cerca di adattare la mandibola alla tecnica. Si studia la mandibola e si costruisce la soluzione sulle strutture anatomiche disponibili.

Nel nostro approccio possono essere valutate diverse strategie, singolarmente o combinate tra loro.

La sinfisi mandibolare

La sinfisi mandibolare può rappresentare una delle aree anatomiche strategiche da studiare nei casi di grave atrofia.

Anche quando la cresta alveolare è molto ridotta, la regione anteriore della mandibola può conservare una struttura corticale importante.

L’obiettivo non è semplicemente cercare “altezza di osso” nella cresta.

È individuare dove esiste ancora una struttura sufficientemente stabile per ottenere un ancoraggio implantare.


Gli impianti trasversali

In determinate configurazioni anatomiche possono essere utilizzati impianti trasversali, progettati per sfruttare la morfologia e le corticali disponibili nella mandibola.

Questa soluzione permette di uscire dalla logica dell’impianto verticale inserito semplicemente nella cresta residua.

La direzione dell’impianto viene invece progettata in funzione dell’anatomia.

È un principio fondamentale:

non è l’impianto a decidere la posizione: è l’anatomia a decidere la posizione dell’impianto.


Il nervo alveolare inferiore e la chirurgia di lateralizzazione

Nei casi di mandibola posteriore gravemente riassorbita, la posizione del nervo alveolare inferiore diventa uno degli elementi fondamentali della progettazione.

Quando indicato e con adeguata pianificazione chirurgica, può essere presa in considerazione la lateralizzazione o trasposizione del nervo alveolare inferiore, così da creare lo spazio chirurgico necessario per una determinata configurazione implantare.

Questa non è una procedura da applicare automaticamente.

È una procedura specialistica che richiede uno studio tridimensionale estremamente preciso dell’anatomia e una valutazione del rapporto tra nervo, corticale mandibolare, impianti e progetto protesico.

Il principio rimane però quello dell’implantologia avanzata:

se la cresta non offre la strada necessaria, si studia l’intera anatomia mandibolare.


Split Crest

Quando la cresta mandibolare presenta una larghezza insufficiente ma caratteristiche anatomiche favorevoli, può essere valutata anche la tecnica dello Split Crest.

Il principio è aumentare lo spazio disponibile nella cresta attraverso una separazione controllata delle corticali, creando le condizioni per l’inserimento implantare.

Anche in questo caso non si tratta di una tecnica “migliore” in assoluto.

È una possibilità che viene considerata quando l’anatomia del paziente la rende appropriata.


Impianti a lama

Nei casi selezionati possono inoltre essere utilizzati impianti a lama, una soluzione completamente diversa rispetto al tradizionale impianto cilindrico o conico.

La geometria a lama permette di distribuire il supporto su una superficie differente e può essere presa in considerazione in particolari condizioni anatomiche di cresta atrofica.

Anche qui il concetto fondamentale è uno:

non esiste una sola geometria implantare per tutte le mandibole.

Esiste la geometria che può essere più adatta alla specifica anatomia.


Quattro strategie, una sola logica

Sinfisi.

Impianti trasversali.

Lateralizzazione del nervo alveolare.

Split Crest.

Impianti a lama.

Sembrano tecniche completamente diverse.

In realtà appartengono alla stessa filosofia:

studiare ciò che è rimasto e trasformarlo in un progetto riabilitativo.

Il paziente atrofico non deve essere considerato soltanto in base a ciò che ha perso.

Deve essere studiato in base a:

quali corticali sono presenti,

quali strutture anatomiche possono essere utilizzate,

dove può essere ottenuto l’ancoraggio,

come devono essere orientati gli impianti,

come distribuire il carico,

e quale protesi può essere costruita sopra questa struttura.


La mandibola atrofica non è una mandibola “vuota”

È questo il concetto che spesso cambia completamente la prospettiva.

Un paziente può avere una grave atrofia alveolare e contemporaneamente conservare strutture anatomiche profonde che possono diventare fondamentali per la progettazione.

Per questo una diagnosi che si limita a dire:

“Hai poco osso, quindi devi ricostruirlo.”

non è necessariamente la fine della valutazione.

La domanda successiva deve essere:

“Quale osso è rimasto e come possiamo utilizzarlo?”

È da questa domanda che nasce la progettazione avanzata.


E il risultato finale rimane il paziente

Tutte queste tecniche non hanno valore perché sono tecniche sofisticate.

Hanno valore soltanto se permettono di raggiungere l’obiettivo del paziente:

denti fissi,

funzione,

masticazione posteriore,

estetica,

stabilità,

e una riabilitazione progettata sulla sua anatomia reale.

Non esiste una tecnica da imporre alla mandibola.

Esiste una mandibola da studiare.

E da quella mandibola deve nascere il progetto.